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Iscritto il: 21/06/2004
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328. The Burden Hardest to Bear
328. Il peso più difficile da portare (The Burden Hardest to Bear)
Di Michael Charles Hill
La trama
In Giappone, Autobot e Decepticon si scontrano in un’enorme battaglia.
Rodimus Prime, dopo aver sopportato lo stress di questo scontro, viene anche duramente attaccato dal governo giapponese, che lo ritiene responsabile dell’evento.
Quando anche Marissa Fairborne sopraggiunge per chiedergli di aiutare l’EDC, il vaso trabocca e Rodimus Prime pianta in asso tutto e tutti.
Kup spiega a Marissa che questa crisi di rifiuto del comando fu attraversata millenni fa dallo stesso Optimus Prime.
Mentre si sfoga correndo da solo su una strada deserta, Rodimus Prime viene assalito da Dead End e Wild Rider, che alla fine lo mandano fuori strada con un trucco. Rodimus Prime si schianta e perde la Matrice, che i due Stunticon prelevano e portano via con loro.
Marissa lo ritrova regredito al suo vecchio io di Hot Rod e lo porta all’accampamento giapponese degli Autobot; Ultra Magnus, Springer e Kup vorrebbero recuperare la Matrice, ma Hot Rod non ne vuole sapere e se ne va, felice di essersi liberato di ogni impegno di comando.
Gli Stunticon portano la Matrice su Chaar e la consegnano a Galvatron, che tenta di usarla per alimentare il proprio cannone, ma riesce solo a risvegliar le personalità dei Capi Autobot del passato in essa contenute.
Galvatron ordina a Scourge di distruggerla, ma Scourge capisce che la Matrice è fonte di un potere molto più grande: la inserisce nel proprio corpo e subisce una trasformazione che lo rende un essere grottescamente deforme ed enormemente potente. Dopo essersi ribellato a Galvatron e aver preso il comando dei Decepticon, si precipita con loro ad attaccare la Terra.
Hot Rod comincia a comprendere il significato delle sue vecchie responsabilità, grazie a un sensei; durante la battaglia generale che segue, affronta da solo Scourge e riprende la Matrice.
Galvatron, insieme a Cyclonus, giunge sulla Terra, punisce Scourge e riprende il comando dei Decepticon, conducendoli via dal pianeta.
Rodimus Prime ritorna se stesso e dichiara che la Matrice appartiene a lui come lui appartiene ad essa.
Le note
L’episodio si apre con alcune suggestive sequenze che illustrano le varie facce del Giappone: la poesia delle sue caratteristiche naturali e la modernità della tecnologia che coesiste con la tradizione.
La scelta di dare a Broadside le dimensioni di un Gestalt non serve solo per giustificare la sua modalità di portaerei, ma anche per compensare lo svantaggio numerico dei Gestalt Autobot, ridotti ai soli Superion e Defensor, contro i vari Devastator, Menasor, Bruticus e Predaking dei Decepticon.
Torna un elemento rarissimo nella serie animata, ma più che comune nei fumetti Marvel: l’ostilità latente che l’umanità nutre nei confronti di tutti i Transformer, a qualunque fazione appartengano.
Le parole di Kup implicano che egli era già presente quando Optimus ricevette l’investitura a Prime.
Chaar è raffigurato, dallo spazio, con l’aspetto fiorente e ipertecnologico di Cybertron.
Tra i Decepticon al cospetto di Galvatron compaiono (di spalle) alcuni modelli colorati come i Constructicon, ma con struttura diversa. Uno di essi sembra quasi Hot Rod.
Compare anche brevemente un Bruticus grande quanto Swindle.
Galvatron annuncia che “tutti diverranno uno solo”, riprendendo la frase “finché tutti non saranno uno solo” pronunciata più volte in The Animated Movie del 1986.
Tra gli antichi Capi Autobot emersi dalla Matrice, è inevitabilmente presente anche Optimus Prime.
Come mai Scourge ha una tale competenza dell’argomento Matrice?
Hot Rod è a volte disegnato col modello di Rodimus Prime.
Le lettere EDC sulla spalla di Marissa sono state sostituite con AOC.
Hot Rod parla di una guerra in corso da qualche dozzina di millenni, ma episodi come War Dawn della Stagione 2 la fanno risalire a nove milioni di anni fa.
Marissa nomina un Cancello di Distorsione identificato con il codice 09-A: sembra quindi possibile che intorno al sistema solare terrestre ne sia presente più di uno.
Compare il concetto, esplorato più a fondo nei fumetti Marvel, che la Matrice possa interagire non solo con gli Autobot, ma anche con i Decepticon.
L’ordine cronologico degli episodi non è necessariamente l’ordine temporale degli eventi narrati. Ma è comunque ironico che il percorso di crescita di Hot Rod e Rodimus Prime si concluda con l’accettazione del ruolo di capo Autobot proprio un episodio prima del ritorno di Optimus Prime.
Le frasi
Kup: “Nice shootin', Sky Lynx!”
Sky Lynx: “Yes, Kup, I know.”
Kup: “Bel colpo, Sky Lynx!”
Sky Lynx: “Sì, Kup, lo so.”
Rodimus Prime: “Since when am I the only one who can solve everybody's problems??”
Rodimus Prime: “Da quando io sono l’unico che può risolvere i problemi di tutti??”
Marissa: “Eh, what's with him?”
Kup: “Giri.”
Marissa: “Giri?”
Kup: “Japanese word. It means 'The burden hardest to bear.'”
Marissa: “Ah, he's feeling the pressures of leadership, is that it?”
Kup: “Same thing happened to Optimus Prime after the Matrix was passed to him. Optimus learned to live with his giri and respect it.”
Marissa: “Eh, cosa gli prende?”
Kup: “Giri.”
Marissa: “Giri?”
Kup: “Una parola giapponese. Significa ‘il fardello più difficile da portare’.”
Marissa: “Ah, sta subendo la pressione del comando, è così?”
Kup: “A Optimus Prime accadde la stessa cosa, dopo che la Matrice gli fu trasmessa. Optimus imparò a vivere col proprio giri e a rispettarlo.”
Galvatron: “Now, all shall become one, under Galvatron!”
Galvatron: “Ora, tutti diverranno uno solo, sotto Galvatron!”
Ancient Autobot Leaders: (In unison) “Return the Matrix! Return the Matrix!”
Galvatron: “I will! I will!”
Galvatron: “Scourge! Take this and destroy it!”
Cyclonus: “But, mighty Galvatron! You agreed to return it!”
Galvatron: “I lied!”
Antichi Capi Autobot: (all’unisono) “Restituisci la Matrice! Restituisci la Matrice!”
Galvatron: “Lo farò! Lo farò!”
Galvatron: “Scourge! Prendila e distruggila!”
Cyclonus: “Ma, potente Galvatron! Hai concordato di restituirla!”
Galvatron: “Ho mentito!”
Scourge: “The Matrix is the key to the universe.”
Scourge: “La Matrice è la chiave dell’universo.”
Scourge: “They do not understand. The Matrix is no mere weapon, no simple energy source! It is power! Ultimate, unfathomable power!”
Scourge: “Loro non capiscono. La Matrice non è una mera arma, né una senplice fonte di energia! E’ potere! Potere definitivo e incommensurabile!”
Sensei: “Rid yourself of thinking. Don't expect to win, don't expect to lose.”
Osu: “But, sensei... What should I expect?”
Sensei: “Expect nothing.”
Sensei: “Sbarazzati del pensiero. Non aspettarti di vincere, non aspettarti di perdere.”
Osu: “Ma, sensei... cosa dovrei aspettarmi?”
Sensei: “Non aspettarti nulla.”
Sensei: “You are troubled, Autoboto-san.”
Hot Rod: “Who, me? Nah.”
Sensei: “You are lying, Autoboto-san.”
Hot Rod: “Yeah. I am.”
Sensei: “Lei è tormentato, Autoboto-san.”
Hot Rod: “Chi, io? Nah.”
Sensei: “Lei sta mentendo, Autoboto-san.”
Hot Rod: “Già. E’ vero.”
Sensei: “One cannot think of victory without also considering its opposite.”
Hot Rod: “Defeat.”
Sensei: “And thinking of defeat distracts the mind from what must be done in order to win.”
Hot Rod: “Gotcha. And what must be done?”
Sensei: “Whatever fate obliges one to do. One's giri. For he who deserts his obligation is already defeated.”
Sensei: “Non si può pensare alla vittoria senza considerare anche il suo opposto.”
Hot Rod: “La sconfitta.”
Sensei: “E pensare alla sconfitta distrae la mente da ciò che si deve fare per vincere.”
Hot Rod: “Afferrato. E cosa si deve fare?”
Sensei: “Qualunque cosa il fato si aspetti. Il proprio giri. Perché chi abbandona i propri obblighi è già sconfitto.”
Hot Rod: “Scourge?”
Scourge: “Yes! And now you shall feel the destructive power of your own Matrix!”
Hot Rod: “The Matrix did this to you? Then I have to take it back! I see now it is my obligation! I belong to it...
... as much as it belongs to me!”
Hot Rod: “Scourge?”
Scourge: “Sì! E ora sentirai la potenza distruttiva della tua stessa Matrice!”
Hot Rod: “La Matrice ti ha fatto questo? Allora devo riprenderla! Ora capisco che essa è un mio obbligo! Io le appartengo...
... tanto quanto essa appartiene a me!”
Scourge: “Mighty Galvatron! Oh! No! Galvatron! You don't understand!”
Galvatron: “Understand what??”
Scourge: “It wasn't my fault! It was the Matrix!”
Galvatron: “The Matrix! Then this too is fault of the Matrix!”
Scourge: “Potente Galvatron! Oh! No! Galvatron! Non capisci!”
Galvatron: “Capire cosa??”
Scourge: “Non è stata colpa mia! E’ stata la Matrice!”
Galvatron: “La Matrice! Allora anche questo è colpa della Matrice!”
Kup: “Well, son of a gun. Found that missin' part, huh?”
Rodimus Prime: “Not just the Matrix, Kup. A missing part of... myself.”
Kup: “That's the point, son. No matter who carries the Matrix, that part's what you'll never lose.”
Kup: “Be’, figlio di una pistola. Hai trovato la parte mancante, eh?”
Rodimus Prime: “Non solo la Matrice, Kup. Una parte mancante... di me stesso.”
Kup: “Questo è il punto, figliolo. Non importa chi porti in sé la Matrice: questa è una parte di te che non perderai mai.”
Le osservazioni
Lo stesso autore di Starscream’s Ghost torna per scrivere l’ultimo capitolo del trittico della maturazione di Rodimus Prime, iniziato con Dark Awakening .
Ancora una volta, quindi, la saga della Stagione 3 assume toni solennemente epici e mistici, dando origine a un altro episodio di rara bellezza e spessore, secondo solo a Dark Awakening stesso nel suo valore complessivo.
La figura di Rodimus Prime viene ancora una volta affiancata a quella del leggendario Optimus Prime: non per un confronto che la sminuisca, ma piuttosto per spiegare, una volta per tutte, che anche Optimus non è nato perfetto e ha anzi dovuto affrontare il proprio difficile percorso di crescita e apprendimento, prima di diventare il grande capo che è.
Rinnovando il rito di passaggio della Matrice, come già in Dark Awakening, Hot Rod accetta attivamente e completamente le proprie responsabilità, scoprendo inoltre una verità che sarà alla base dell’evoluzione del personaggio nei fumetti di The Wreckers: la comunione con la Matrice non ha termine quando il suo possessore la cede a qualcun altro.
I comprimari della serie sono, come sempre, equilibratamente partecipi e accuratamente caratterizzati: basti pensare a Kup, con la sua lunga esperienza che getta una luce rivelatrice sugli eventi in corso, oppure a Marissa Faireborn, con il suo rapporto adulto di amicizia verso Rodimus Prime (un’evoluzione del più ingenuo Spike della Stagione 2, ma che purtroppo non avrà seguito negli anni successivi, dove personaggi bambineschi torneranno ad avere l’esclusiva delle interazioni con gli Autobot).
Ma ciò che più resta impresso di questa storia è sicuramente il disturbante elemento orrorifico della straziante metamorfosi di Scourge. Esplorando i limiti della Matrice e oltrepassandoli, l’autore induce in Scourge una delle mutazioni più raccapriccianti della saga dei Transformer, culminante nella spaventosa scena in cui (per la prima volta) gli spettatori possono vedere un Transformer piangere di dolore, mentre il suo corpo si deforma dolorosamente (e rumorosamente).
Sono quindi i temi ricorrenti della Stagione 3 a dare origine a questa nuova perla: l’orrore; il percorso di crescita e formazione; l’epica di una storia lunga milioni di anni e l’interazione con antichi oggetti dal ruolo e dal significato parzialmente mistico e in conoscibile.
L’animazione è ancora una volta a ottimi livelli, con tentennamenti e difetti marginali, che rappresentano solo una minima frazione di un episodio illustrato in toni nitidi e decisi, con le opportune venature cupe necessarie per rendere l’inquietudine e l’angoscia degli eventi narrati.
Di Michael Charles Hill
La trama
In Giappone, Autobot e Decepticon si scontrano in un’enorme battaglia.
Rodimus Prime, dopo aver sopportato lo stress di questo scontro, viene anche duramente attaccato dal governo giapponese, che lo ritiene responsabile dell’evento.
Quando anche Marissa Fairborne sopraggiunge per chiedergli di aiutare l’EDC, il vaso trabocca e Rodimus Prime pianta in asso tutto e tutti.
Kup spiega a Marissa che questa crisi di rifiuto del comando fu attraversata millenni fa dallo stesso Optimus Prime.
Mentre si sfoga correndo da solo su una strada deserta, Rodimus Prime viene assalito da Dead End e Wild Rider, che alla fine lo mandano fuori strada con un trucco. Rodimus Prime si schianta e perde la Matrice, che i due Stunticon prelevano e portano via con loro.
Marissa lo ritrova regredito al suo vecchio io di Hot Rod e lo porta all’accampamento giapponese degli Autobot; Ultra Magnus, Springer e Kup vorrebbero recuperare la Matrice, ma Hot Rod non ne vuole sapere e se ne va, felice di essersi liberato di ogni impegno di comando.
Gli Stunticon portano la Matrice su Chaar e la consegnano a Galvatron, che tenta di usarla per alimentare il proprio cannone, ma riesce solo a risvegliar le personalità dei Capi Autobot del passato in essa contenute.
Galvatron ordina a Scourge di distruggerla, ma Scourge capisce che la Matrice è fonte di un potere molto più grande: la inserisce nel proprio corpo e subisce una trasformazione che lo rende un essere grottescamente deforme ed enormemente potente. Dopo essersi ribellato a Galvatron e aver preso il comando dei Decepticon, si precipita con loro ad attaccare la Terra.
Hot Rod comincia a comprendere il significato delle sue vecchie responsabilità, grazie a un sensei; durante la battaglia generale che segue, affronta da solo Scourge e riprende la Matrice.
Galvatron, insieme a Cyclonus, giunge sulla Terra, punisce Scourge e riprende il comando dei Decepticon, conducendoli via dal pianeta.
Rodimus Prime ritorna se stesso e dichiara che la Matrice appartiene a lui come lui appartiene ad essa.
Le note
L’episodio si apre con alcune suggestive sequenze che illustrano le varie facce del Giappone: la poesia delle sue caratteristiche naturali e la modernità della tecnologia che coesiste con la tradizione.
La scelta di dare a Broadside le dimensioni di un Gestalt non serve solo per giustificare la sua modalità di portaerei, ma anche per compensare lo svantaggio numerico dei Gestalt Autobot, ridotti ai soli Superion e Defensor, contro i vari Devastator, Menasor, Bruticus e Predaking dei Decepticon.
Torna un elemento rarissimo nella serie animata, ma più che comune nei fumetti Marvel: l’ostilità latente che l’umanità nutre nei confronti di tutti i Transformer, a qualunque fazione appartengano.
Le parole di Kup implicano che egli era già presente quando Optimus ricevette l’investitura a Prime.
Chaar è raffigurato, dallo spazio, con l’aspetto fiorente e ipertecnologico di Cybertron.
Tra i Decepticon al cospetto di Galvatron compaiono (di spalle) alcuni modelli colorati come i Constructicon, ma con struttura diversa. Uno di essi sembra quasi Hot Rod.
Compare anche brevemente un Bruticus grande quanto Swindle.
Galvatron annuncia che “tutti diverranno uno solo”, riprendendo la frase “finché tutti non saranno uno solo” pronunciata più volte in The Animated Movie del 1986.
Tra gli antichi Capi Autobot emersi dalla Matrice, è inevitabilmente presente anche Optimus Prime.
Come mai Scourge ha una tale competenza dell’argomento Matrice?
Hot Rod è a volte disegnato col modello di Rodimus Prime.
Le lettere EDC sulla spalla di Marissa sono state sostituite con AOC.
Hot Rod parla di una guerra in corso da qualche dozzina di millenni, ma episodi come War Dawn della Stagione 2 la fanno risalire a nove milioni di anni fa.
Marissa nomina un Cancello di Distorsione identificato con il codice 09-A: sembra quindi possibile che intorno al sistema solare terrestre ne sia presente più di uno.
Compare il concetto, esplorato più a fondo nei fumetti Marvel, che la Matrice possa interagire non solo con gli Autobot, ma anche con i Decepticon.
L’ordine cronologico degli episodi non è necessariamente l’ordine temporale degli eventi narrati. Ma è comunque ironico che il percorso di crescita di Hot Rod e Rodimus Prime si concluda con l’accettazione del ruolo di capo Autobot proprio un episodio prima del ritorno di Optimus Prime.
Le frasi
Kup: “Nice shootin', Sky Lynx!”
Sky Lynx: “Yes, Kup, I know.”
Kup: “Bel colpo, Sky Lynx!”
Sky Lynx: “Sì, Kup, lo so.”
Rodimus Prime: “Since when am I the only one who can solve everybody's problems??”
Rodimus Prime: “Da quando io sono l’unico che può risolvere i problemi di tutti??”
Marissa: “Eh, what's with him?”
Kup: “Giri.”
Marissa: “Giri?”
Kup: “Japanese word. It means 'The burden hardest to bear.'”
Marissa: “Ah, he's feeling the pressures of leadership, is that it?”
Kup: “Same thing happened to Optimus Prime after the Matrix was passed to him. Optimus learned to live with his giri and respect it.”
Marissa: “Eh, cosa gli prende?”
Kup: “Giri.”
Marissa: “Giri?”
Kup: “Una parola giapponese. Significa ‘il fardello più difficile da portare’.”
Marissa: “Ah, sta subendo la pressione del comando, è così?”
Kup: “A Optimus Prime accadde la stessa cosa, dopo che la Matrice gli fu trasmessa. Optimus imparò a vivere col proprio giri e a rispettarlo.”
Galvatron: “Now, all shall become one, under Galvatron!”
Galvatron: “Ora, tutti diverranno uno solo, sotto Galvatron!”
Ancient Autobot Leaders: (In unison) “Return the Matrix! Return the Matrix!”
Galvatron: “I will! I will!”
Galvatron: “Scourge! Take this and destroy it!”
Cyclonus: “But, mighty Galvatron! You agreed to return it!”
Galvatron: “I lied!”
Antichi Capi Autobot: (all’unisono) “Restituisci la Matrice! Restituisci la Matrice!”
Galvatron: “Lo farò! Lo farò!”
Galvatron: “Scourge! Prendila e distruggila!”
Cyclonus: “Ma, potente Galvatron! Hai concordato di restituirla!”
Galvatron: “Ho mentito!”
Scourge: “The Matrix is the key to the universe.”
Scourge: “La Matrice è la chiave dell’universo.”
Scourge: “They do not understand. The Matrix is no mere weapon, no simple energy source! It is power! Ultimate, unfathomable power!”
Scourge: “Loro non capiscono. La Matrice non è una mera arma, né una senplice fonte di energia! E’ potere! Potere definitivo e incommensurabile!”
Sensei: “Rid yourself of thinking. Don't expect to win, don't expect to lose.”
Osu: “But, sensei... What should I expect?”
Sensei: “Expect nothing.”
Sensei: “Sbarazzati del pensiero. Non aspettarti di vincere, non aspettarti di perdere.”
Osu: “Ma, sensei... cosa dovrei aspettarmi?”
Sensei: “Non aspettarti nulla.”
Sensei: “You are troubled, Autoboto-san.”
Hot Rod: “Who, me? Nah.”
Sensei: “You are lying, Autoboto-san.”
Hot Rod: “Yeah. I am.”
Sensei: “Lei è tormentato, Autoboto-san.”
Hot Rod: “Chi, io? Nah.”
Sensei: “Lei sta mentendo, Autoboto-san.”
Hot Rod: “Già. E’ vero.”
Sensei: “One cannot think of victory without also considering its opposite.”
Hot Rod: “Defeat.”
Sensei: “And thinking of defeat distracts the mind from what must be done in order to win.”
Hot Rod: “Gotcha. And what must be done?”
Sensei: “Whatever fate obliges one to do. One's giri. For he who deserts his obligation is already defeated.”
Sensei: “Non si può pensare alla vittoria senza considerare anche il suo opposto.”
Hot Rod: “La sconfitta.”
Sensei: “E pensare alla sconfitta distrae la mente da ciò che si deve fare per vincere.”
Hot Rod: “Afferrato. E cosa si deve fare?”
Sensei: “Qualunque cosa il fato si aspetti. Il proprio giri. Perché chi abbandona i propri obblighi è già sconfitto.”
Hot Rod: “Scourge?”
Scourge: “Yes! And now you shall feel the destructive power of your own Matrix!”
Hot Rod: “The Matrix did this to you? Then I have to take it back! I see now it is my obligation! I belong to it...
... as much as it belongs to me!”
Hot Rod: “Scourge?”
Scourge: “Sì! E ora sentirai la potenza distruttiva della tua stessa Matrice!”
Hot Rod: “La Matrice ti ha fatto questo? Allora devo riprenderla! Ora capisco che essa è un mio obbligo! Io le appartengo...
... tanto quanto essa appartiene a me!”
Scourge: “Mighty Galvatron! Oh! No! Galvatron! You don't understand!”
Galvatron: “Understand what??”
Scourge: “It wasn't my fault! It was the Matrix!”
Galvatron: “The Matrix! Then this too is fault of the Matrix!”
Scourge: “Potente Galvatron! Oh! No! Galvatron! Non capisci!”
Galvatron: “Capire cosa??”
Scourge: “Non è stata colpa mia! E’ stata la Matrice!”
Galvatron: “La Matrice! Allora anche questo è colpa della Matrice!”
Kup: “Well, son of a gun. Found that missin' part, huh?”
Rodimus Prime: “Not just the Matrix, Kup. A missing part of... myself.”
Kup: “That's the point, son. No matter who carries the Matrix, that part's what you'll never lose.”
Kup: “Be’, figlio di una pistola. Hai trovato la parte mancante, eh?”
Rodimus Prime: “Non solo la Matrice, Kup. Una parte mancante... di me stesso.”
Kup: “Questo è il punto, figliolo. Non importa chi porti in sé la Matrice: questa è una parte di te che non perderai mai.”
Le osservazioni
Lo stesso autore di Starscream’s Ghost torna per scrivere l’ultimo capitolo del trittico della maturazione di Rodimus Prime, iniziato con Dark Awakening .
Ancora una volta, quindi, la saga della Stagione 3 assume toni solennemente epici e mistici, dando origine a un altro episodio di rara bellezza e spessore, secondo solo a Dark Awakening stesso nel suo valore complessivo.
La figura di Rodimus Prime viene ancora una volta affiancata a quella del leggendario Optimus Prime: non per un confronto che la sminuisca, ma piuttosto per spiegare, una volta per tutte, che anche Optimus non è nato perfetto e ha anzi dovuto affrontare il proprio difficile percorso di crescita e apprendimento, prima di diventare il grande capo che è.
Rinnovando il rito di passaggio della Matrice, come già in Dark Awakening, Hot Rod accetta attivamente e completamente le proprie responsabilità, scoprendo inoltre una verità che sarà alla base dell’evoluzione del personaggio nei fumetti di The Wreckers: la comunione con la Matrice non ha termine quando il suo possessore la cede a qualcun altro.
I comprimari della serie sono, come sempre, equilibratamente partecipi e accuratamente caratterizzati: basti pensare a Kup, con la sua lunga esperienza che getta una luce rivelatrice sugli eventi in corso, oppure a Marissa Faireborn, con il suo rapporto adulto di amicizia verso Rodimus Prime (un’evoluzione del più ingenuo Spike della Stagione 2, ma che purtroppo non avrà seguito negli anni successivi, dove personaggi bambineschi torneranno ad avere l’esclusiva delle interazioni con gli Autobot).
Ma ciò che più resta impresso di questa storia è sicuramente il disturbante elemento orrorifico della straziante metamorfosi di Scourge. Esplorando i limiti della Matrice e oltrepassandoli, l’autore induce in Scourge una delle mutazioni più raccapriccianti della saga dei Transformer, culminante nella spaventosa scena in cui (per la prima volta) gli spettatori possono vedere un Transformer piangere di dolore, mentre il suo corpo si deforma dolorosamente (e rumorosamente).
Sono quindi i temi ricorrenti della Stagione 3 a dare origine a questa nuova perla: l’orrore; il percorso di crescita e formazione; l’epica di una storia lunga milioni di anni e l’interazione con antichi oggetti dal ruolo e dal significato parzialmente mistico e in conoscibile.
L’animazione è ancora una volta a ottimi livelli, con tentennamenti e difetti marginali, che rappresentano solo una minima frazione di un episodio illustrato in toni nitidi e decisi, con le opportune venature cupe necessarie per rendere l’inquietudine e l’angoscia degli eventi narrati.
Galleria degli errori

"Come Autobot... no, come essere pensante, combattere deve essere l'ultima alternativa."
(Optimus Prime, "Un tuono in lontananza!")
Transformers: Seeds Of Deception - Masters Of The Universe / Princess Of Power - Transformers: The Untold Marvels.
















